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INTERVENTO
Il populismo in Austria e la storia del suo mito |
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da "il Manifesto" 11 febbraio 2000
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SEBASTIAN REINFELDT * |
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Ciò a cui si assiste oggi in Austria è la conseguenza della crisi di
un regime politico e d'una particolare forma-stato. Quella forma-stato
descritta da François Ewald e Jacques Donzelot, che ricorre all'immaginario
o ad altre tecniche per dare ai cittadini l'impressione di poterli "assicurare"
dai possibili rischi della vita. In Austria questa forma-stato-assicurazione
si chiama "partecipazione sociale". I cittadini, i soggetti, hanno sottoscritto
non solo un contratto con questo stato-assicurazione, ma hanno anche finito
per adattare mentalità e abitudini a un regime che, tra l'altro, per proteggerli,
non ha sollecitato (come in Germania) una seria elaborazione del passato
austro-nazista. Negli anni '80, dopo circa quarant'anni di governo dei
socialisti della Spö, il blocco costituito da "regime politico + soggettivizzazione
+ forme sociali" ha iniziato a frantumarsi. Ora il populismo di Haider
recupera quella che era stata l'identificazione del soggetto con lo stato-assicurazione
e organizza una propria forma di comunità sociale, intesa come comunità
chiusa, immaginaria. In Austria il populismo non connota solo la politica
della Fpö di Haider. E' anche il termine che definisce strategie politiche
multiple per gestire le crisi dello stato. Il populismo è una sorta di
copertura strategica per contenuti e soggetti politici diversi. Alla fine
degli anni '80, la struttura degli elettori della Fpö era costituita da
borghesi benestanti politicamente attivi. Nel giro di pochi anni la Fpö
è diventata il partito della classe lavoratrice. Uno spostamento di forze
elettorali le cui dinamiche e ragioni sono ancora oggi oggetto di speculazioni
demoscopiche. Così come Barthes ha definito la borghesia un soggetto che
rifiuta di essere nominato, si potrebbe dire che Haider è un politico
che non accetta definizioni, che cerca in ogni modo di sottrarsi a qualsiasi
categoria ideologica. A questo scopo punta tutto sulla messa in scena
della sua persona utilizzando il suo carisma e ogni possibile tecnica
politica, introducendo così una nuova dimensione soggettiva data dall'intensità
della sua presenza. Per paradosso si potrebbe dire che il populismo è
un'ideologia priva di Weltanschauung, un'ideologia senza ideologia. Con
questa formula si intende un populismo che esiste sia a "destra" che a
"sinistra" e può, a seconda del contesto politico, funzionare con autentici
contenuti di destra, o di sinistra. Nella letteratura sul populismo, ad
esempio, non è affatto chiaro se nel 19.mo secolo in America il People's
Party, che lottò appassionatamente contro l'economia di mercato e le istituzioni
finanziarie, sia stato un movimento ascrivibile a "destra" o a "sinistra".
Con il termine populismo io non definisco quindi alcun contenuto concretamente
politico, quanto piuttosto modi e maniere in cui vengono proposti certi
contenuti politici. Il populismo è essenzialmente una "strategia totalmente
polemica" che vuole definire all'interno della società nuove linee di
frattura ideologica, per riscrivere le tradizioni, o familiari significanti
sociologici come classe, età, sesso, città/campagna, ecc. A questo scopo
vengono utilizzate le seguenti figure retoriche: a) Il populismo guarda
la politica con la prospettiva della rana: noi qui sotto stiamo a guardare
impotenti quello che fanno i politici corrotti e dobbiamo sopportarne
le conseguenze. b) Il populismo ritiene che la politica sia ormai insopportabile:
noi ora non vogliamo più avere niente a che fare con voi politici, siamo
stanchi di essere governati in questo modo. Non se ne può più di vuoti
fraseggi e dei vostri rituali senza senso. c) Per il populismo la politica
è sempre un affare sporco e brutale: le vostre parole e i vostri rituali
sono la conferma che per voi politici ogni mezzo è lecito pur di gestire
il potere. d) Il populismo assicura la liberazione ad opera di un politico
carismatico: (qui viene ribaltato il soggetto del discorso fittizio).
Ora la facciamo finita con un certo modo di fare, poiché sto per arrivare
io, l'uomo che metterà ordine in questo porcile. E io vi incito a dar
credito alla mia messa in scena, perché in questo modo lavorerete alla
vostra liberazione. Sono esempi rozzi, ma fanno riflettere a come il populismo
racconta la politica, a come costruisce le sue dramatis personae. Lo scopo
finale è di spingere un numero sempre più alto di persone a sciogliere
i propri legami "assicurativi" con il vecchio patto sociale. In passato
gli operai si iscrivevano - volens nolens - al partito socialista austriaco,
la Spö, e il possesso del libretto del partito assicurava loro (ad esempio)
l'assegnazione di un alloggio popolare. Oggi invece votano la Fpö. Gli
operai hanno il loro alloggio, ma il suo valore simbolico ed effettivo
è ora indistinto. Il loro vecchio partito operaio, la Spö, non sembra
essere più in grado di proteggerli da una serie di nuovi problemi vitali,
come il mantenimento del posto di lavoro. E, in fondo, la maggior parte
di loro all'ideologia della Spö non ci aveva mai creduto. (E il partito
socialista non si era mai curato di estirpare le vecchie radici nazionalsocialiste
di fasce dei suoi elettori). In questo modo si definisce lo schema del
mito populista di destra, che io vedo composto da un quadrilatero ai cui
angoli troviamo rispettivamente: noi, i laboriosi e zelanti austriaci;
quelli là, ovvero i politici della vecchia coalizione demo-socialista
Spö/Oevp; gli altri o la normale popolazione; e quelli non come noi: gli
stranieri, e quant'altri vivono ai margini della società. Il funzionamento
di questo schema è facilmente spiegabile rileggendo un intervento del
1992 di Jörg Haider alla radio austriaca: "In Austria io sono stato il
primo a dire che tra i disoccupati c'è un certo numero di persone che
potrebbero lavorare, ma non vogliono lavorare. E io non ritengo giusto
che venga sprecato denaro per questi fannulloni che potrebbero benissimo
guadagnarsi il pane. (Nello schema questi sarebbero gli altri). Io faccio
volentieri a meno del voto di coloro che non vogliono lavorare, di quelli
che sfruttano il sistema sociale. Io faccio volentieri a meno dei voti
di quelli che sfruttano i loro privilegi, di questa gente possono ben
occuparsi i rossoneri. (Nello schema quelli là, i politici della Spö e
della Oevp). Io cerco di mobilitare le persone laboriose, diligenti e
rispettabili". (Nello schema noi). Il quarto e ultimo elemento dello schema
è il più importante, perché rappresenta l'obiettivo da centrare: il vero
nemico, sia esso potenziale, immaginario o reale: "Noi contro tutti quelli
che non sono come noi". Di qui la centrale importanza per la Fpö di un
programma fondato su una rigida politica contro gli stranieri e l'immigrazione.
In questo "racconto" quelli là, i politici della Spö e della Oevp si sono
macchiati della colpa d'aver abbandonato il paese in mano a quelli non
come noi, agli stranieri che starebbero rapinando i "veri austriaci" di
tutto: denaro, identità, donne e uomini, così come delle loro energie
sessuali, delle loro sicurezze... Ora Haider, arrivato al potere con la
sua coalizione nero-azzurra, ha iniziato a scrivere un nuovo capitolo
di questa "grande storia" del populismo. Speriamo solo che sia breve,
molto breve. |